
TRATTO DA: IL MANIFESTO
Lettera in risposta ad un precedente articolo di Norma rangeri
Dagli amici di Beppe Grillo Cara redazione, sono un vostro giovane e fedele lettore. Faccio parte del gruppo degli Amici di Beppe Grillo di Bologna. Noi non stiamo a Grillo come il Pdl o il Pd stanno a Berlusconi e Veltroni. Siamo un gruppo abbastanza indipendente, ognuno con le proprie idee, ognuno pronto a discuterle insieme agli altri. Personalmente sono d’accordo con quanto detto da Marco Travaglio sul palco di Torino. Sarei più per una revisione che per una abolizione dei finanziamenti pubblici ai giornali. E così vale anche per l’albo dei giornalisti. Per la legge Gasparri sono invece intransigente, e credo che lo siano tutti quelli con un minimo di capacità mentali. Nonostante ciò ho firmato per i tre referendum perché credo che l’Italia abbia bisogno di forti strattoni per uscire dal pantano in cui si è infilata. Venerdì a Bologna l’entusiasmo dei giovani era alle stelle. Il mondo della sinistra sta perdendo un grosso treno. Il mondo della sinistra è cieco quando si tratta di capire i reali bisogni della gente. Non ci si rende conto che ci sono tantissime persone di questo movimento che ignorando il messaggio di Grillo sono andate a votare a sinistra per «amore delle idee» e che ora restano profondamente deluse? Non ci si rende conto che tra i vostri fedeli lettori ci sono anch’io? E come me tanti altri, forse più di quanto voi possiate immaginare. Il manifesto è considerato il miglior giornale italiano dai «grillini», l’unico che valga la pena di acquistare. Cosa posso mai pensare quando denigrate Grillo perché porta una camicia nera? Non vi sembra una sciocchezza? Una camicia nera oggi non ha più significato. Siamo noi il futuro, e spero che un giorno lo capirete e la smetterete di essere come quelli che un tempo combattevate. Cordiali saluti. Fabio Cristalli
Non solo contestazione Cara Norma, non sono d’accordo con il tuo giudizio sulle iniziative di Grillo. In piazza San Carlo a Torino ho potuto parlare (da elettore di sinistra) con molte persone che non si erano mai interessate alla politica. Tutti ragazzi che la sinistra non è nemmeno lontanamente in grado di interessare ai temi sociali. Torinesi che hanno incominciato a capire che nesso c’è tra il costruendo inceneritore di Torino e il disastro della raccolta differenziata in città. Non solo contestazione antipolitica, ma vicinanza ai bisogni delle persone. Il mestiere che la sinistra ha disimparato a fare. Cordiali saluti. Francesco
State sbagliando Cara Norma Rangeri, credo che il nostro giornale stia sbagliando a fare la lotta senza quartiere al «populismo» di Grillo. Con questo atteggiamento sospettoso nei confronti di Grillo mettiamo da parte il legame che invece abbiamo con la società civile che a questo V2day Grillo rappresenta (No Tav, No Dal Molin, truffati dai bond, chi lotta per l’acqua pubblica, ecologisti…). Consiglierei di essere un po’ più aperti anche perché molte cose per cui lottiamo sono più efficacemente comunicate da Grillo che non dal nostro giornale. Da Norma Rangeri mi sarebbe anche piaciuto leggere che avrei potuto vedere il V2day in diretta su Ecotv,in modo da potere essere io a giudicare se ci fossero guru o cose inadatte al giorno in cui si difende il patto costituzionale e il ricordo della Resistenza. Inoltre aggiungo che il 25 aprile è anche uno dei giorni in cui quasi tutti non dobbiamo andare al lavoro, che per molti è anche la domenica o la notte. Grazie e resistiamo sempre. Matteo Litta
Le verità libere di Grillo Perché Grillo fa cosi paura? Perché dice verità libere e non ricattabili. Verità che colpiscono le basi su cui si fonda il sistema delle caste, tutti, nessuno escluso. E è per questo che Il Giornale e la Repubblica hanno le stesse reazioni isteriche al V2day. E non è questione di capire il fenomeno Grillo o meno, certo, qualche ottuso osservatore ci sarà, ma la reazione compatta delle caste politiche e giornalistiche dimostra che le verità denunciate da Grillo le conoscono benissimo anche loro, dallo psiconano a Topo gigio, da Scalfari a Riotta. Ma le caste sanno anche benissimo se oggi ammettessero le verità di Grillo cascherebbe loro addosso il proprio castello di carta. Paura di essere svergognati, dunque, ma quello che li fa imbestialire di più è che le verità denunciate da Grillo li mette tutti sullo stesso piano e fa saltare l’ipocrisia delle fasulle divisioni tra partiti. Un esempio palese è proprio la libertà d’informazione. Che una democrazia sana abbia bisogno di un’informazione libera e indipendente lo sanno tutti, nessuno lo nega, a parole. Nei fatti, però, le caste non hanno mai affrontato il problema e al contrario hanno sfruttato la lottizzazione selvaggia a fini egoistici. Orfani di idee e progetti, cioè, i partiti hanno sostituito la forza della politica con quella delle clientele: la distribuzione di cariche pubbliche e il controllo dell’informazione. Tommaso Merlo
L’indipendenza non s’impara Ho letto con estremo interesse l’articolo di Norma Rangeri su Beppe Grillo del 25 aprile e avevo alcune perplessità sull’argomento dell’abolizione dell’ordine dei giornalisti. La Rangeri sostiene l’ipotesi di un preciso (e unico) canale di ingresso nella professione di giornalista individuandolo in scuole di livello universitario e post-universitario. L’argomentazione mi lascia perplesso. E’ vero che viviamo in una società molto complessa e quindi chi si accinge a descriverla (e quindi, implicitamente, a intepretarla) deve essere fornito di strumenti adeguati. Ma il nocciolo della questione è altrove, non nella preparazione ma nell’indipendenza. E questa non la dà nessuna scuola. Può darla un sistema di regole. Se si ha la forza di farle approvare prima e di farle rispettare poi. Stando a quanto dice Chomsky in libri tipo Manufacturing consent al momento questa forza non c’è. Inoltre la necessità di formazione post-universitaria non la sento condivisa. Questo vuol dire che lo studente, in quanto tale, dipende ancora dai genitori (e ecco una barriera di censo). Forse vivendo al nord sono stato contaminato dal virus della semplificazione portato dalla propaganda leghista, ma voglio raccontare un aneddoto in proposito, preso dal mondo dell’insegnamento. Tempo fa chiesi a un insegnante che ne pensava delle scuole di specializzazione se, a suo parere, erano utili nella professione o solo un parcheggio temporaneo per gli aspiranti insegnanti. L’ interpellato rispose: la seconda che hai detto. Cordiali saluti Marco Oman, Pordenone
A sinistra dei girotondi Cari amici del manifesto, mi sembra di vedere un po’ di grillofobia nella sinistra, e temo sia un sintomo dello stesso male - l’incapacità di leggere la gente - che ha portato a diventare extraparlamentari. Ho letto discussioni se avesse più senso, questo 25 aprile a Torino, essere davanti al palco di Grillo in piazza San Carlo o commemorare la liberazione in piazza Castello… con un Pd talmente attento alla Costituzione che quasi dimentica la Resistenza tra i suoi valori fondanti, un partito che esprime il sindaco dei Cpt e della Tav fatto con i manganelli. A Grillo si possono muovere critiche di metodo e di merito, di qualunquismo. Ma è proprio così, è soltanto questo? Sarebbe bastato ascoltare l’intervento di Travaglio «evitare di semplificare e imparare a distinguere», «questo ordine dei giornalisti deve essere abolito, non l’idea di un ordine»: oltre ai vaffa ci sono stati anche degli approfondimenti, che peraltro rispecchiano gli stessi contributi portati su questo giornale da Roberto Natale… approfondimenti in forma intelligibile da chi si riesce a fatica a trascinare in piazza, e certo non compra il manifesto, ma che proprio per questo ha più bisogno di sentirli. Mi è venuto da piangere a vedere Travaglio, che di sinistra non prova nemmeno a fingersi, scavalcare a sinistra tutta la compagine rutelliana (e arcobaleno sostenuta), nel ricordare che se in Italia ci sono quattro stupri al giorno e si parla soltanto di un caso, forse è perché si vuole favorire Alemanno nella corsa per la capitale. Mi è venuto da piangere a vedere Grillo scavalcare a sinistra i girotondi spiegando che la democrazia si costruisce dal basso, vederlo sforzarsi di spiegare a delle coscienze addormentate che devono fare qualcosa in prima persona, vederlo dare spazio ai tanti movimenti di lotta, da quello No tav a quello No Dal Molin, da quelli contro gli inceneritori alle lotte campane sui rifiuti, più spazio di quanto questi movimenti trovino tra i politici, e a volte più spazio di quanto ne trovino anche su pagine attente come queste. Enrico Vair San Didero (Valsusa)
Non è un guru Gentile Norma Rangeri, con questa e-mail voglio rispondere al suo articolo del 25 aprile, da abbonato al manifesto e da firmatario dei 3 referendum del V2-day. Penso che in quello che ha scritto ci siano, oltre a legittime opinioni personali, anche delle cose non corrette. Come quella di considerare Grillo un guru, un leader. Io come tanti altri, non ne possiamo più di leader. Mi spaventano le figure come Berlusconi e quelli che gli vanno dietro. Grillo è solo un megafono. Perché abbiamo bisogno di un megafono? Perché la disinformazione oggi è assordante e le voci piccole non si sentono o sono facilmente zittite. Credo che Grillo si sia guadagnato sul campo il diritto di fare almeno il megafono di un’esigenza di cambiamento il giorno che s’è giocato il posto in tv per dire quello che tutti sapevamo sui socialisti (e su un intero sistema) quando il sistema era ancora forte. Raffaele